Festival Adriatico delle Musiche

Dal 2007 al 2011 un lampo ha illuminato l’estate e la cultura della città di Termoli: il Festival Adriatico delle Musiche, creato e diretto dal M° Antonio Artese. Per questo evento mi sono occupato della comunicazione, nella più ampia accezione che si possa immaginare. Dalle relazioni con enti e sponsor alla creazione dello staff, dalla progettazione dei supporti visivi al coordinamento dei flussi tra ufficio stampa, segreteria, raccolta dati e quant’altro fossero informazioni e contenuti. head2007Ho sempre gestito anche la progettazione grafica di ogni edizione. Nel corso degli anni l’immagine s’evoluta di pari passo con il carattere del festival e in quest’articolo vi mostro qualche elemento. Nel primo banner (I edizione, 2007) è visualizzata la prima versione del logo. In esso le cinque righe del pentagramma, disposte come azzurre onde del mare, sono attraversate da una linea arancione, che rappresenta il profilo della costa adriatica centro meridionale, al centro della quale è posizionata geograficamente Termoli.

sito 2008

Nel secondo banner  (II edizione, 2008), il logo è cambiato: il pentagramma è stato stilizzato e, nell’illustrazione che accompagna la comunicazione, viene inserito il duomo romanico situato nella piazza dove si svolge il festival. Questo è l’abbozzo del concept che porterà al logo definitivo e che si vedrà nella comunicazione delle successive edizioni: una forchetta che s’incrocia con una tromba e fonde i contenuti della manifestazione.

Dall’edizione successiva (2009) il logo sarà definitivamente realizzato su questo concept. Nella gallery i manifesti 70×100 delle ultime tre edizioni. Il cambio di linea grafica, molto più asciutto e lineare, nel 2010 viene “compensato” in qualche modo da un progetto che ha coinvolto la creatività di alcuni giovani talenti della grafica (Paolo Wordyz Soriano, Pierpaolo Scarpato, Angelo Pompeo, Daniele Bucci) della città di Termoli, ai quali è stato affidato il compito di realizzare un manifesto per ognuno dei quattro concerti principali del programma. Questi elaborati hanno affiancato (nell’affissione murale e nei banner web) la comunicazione ufficiale dell’evento. I loro lavori sono nella gallery “Special Posters”. Anche il servizio fotografico è stato affidato a due giovanissimi fotografi, Michael De Sanctis e Alessia Di Risio. Quest’ultima è rimasta la fotografa ufficiale del Festival fino all’edizione 2011.

Gallery comunicazione ufficiale

 

Gallery special posters

Cliente: Associazione Amici del Festival Adriatico di Musica da Camera
Art, design: Michele Macchiagodena

Freehand. Un tool per la creatività. RIP

freehand3-1Lo uso e lo userò fin quando funzionerà, da quando si chiamava Aldus Freehand 3.1. Pochi floppy disks e il mio Macintosh LCII già mi faceva disegnare il mio primo logo (Ristorante SqualoBlu a Termoli). Freehand non mi faceva preoccupare di come fare una cosa, me la faceva fare. Istintivo, diretto, sintetico. Il suo concorrente, Illustrator, era macchinoso, due clic per fare quello che Freehand faceva con uno.
Già dalla 4 consentiva di lavorare su documenti multipagina e siamo nel 1994. Illustrator, se non sbaglio lo fa da uno/due anni. Qualche tempo dopo, Freehand diventa Macromedia e io faccio l’upgrade alla 5.5 e quest’illustrazione di Scaramozzino che c’era sul package ce l’ho ancora in testa. 1995 e Freehand praticamente mi fa dimenticare quasi xPress, fin quando lavoro su impaginati fino a 5/6 pagine. Intanto provo anche Indesign, acquisto la 1.0 a prezzo di lancio, ma non ancora riesco ad usarlo!

freehand5

Anni ed anni con il fido FH, versione 7, poi 8 e 9 … Arrivo alla 11 o MX, senza mai usare Innominator e faccio proseliti perché durante gli anni insegno in alcuni corsi professionali e naturalmente il verbo che diffondevo aveva solo due dottrine: Mac e Freehand. Molti dei miei “discepoli” sono ancora fedeli. Ma nel 2005 Adobe (che mi sta sul … anche se ho sempre usato Photoshop) compra Macromedia – quindi pure Freehand – e, come quando un bimbo vigliacco si fa scudo del cugino più grande per fare il bullo, Illustrator dice ad Adobe di menare Freehand e Adobe lo fa. Poco più di un anno e Adobe annuncia che non farà più mangiare il figliastro Freehand, perchè deve far crescere solo il prediletto Illustrator. Ma come la malaerba Freehand non muore.

fh.mxApple aggiorna il suo sistema operativo, si susseguono tutti gli esemplari della fauna felina: Ghepardo, Puma, Giaguaro, Pantera, Tigre e Leopardo, ma Freehand resiste, sempre un filo più instabile, ma sempre estremamente produttivo. Quando arriva il Leopardo delle nevi tremo, ho il terrore di doverlo abbandonare. Rischio, tanto posso sempre tornare indietro. Installo la 10.6 … lancio Freehand … si apre! Nuova pagina, disegno, copio, incollo dentro, converto font … tutto regolare. Arriva il fatidico momento, provo a stampare. Con il precedente sistema operativo, non potevo quasi farlo più, si piantava sempre. Mela + P … chiudo gli occhi … sento la stampante che parte e li riapro … vedo la pagina aperta e lo sento sorridere … è lui, Freehand, my friend.

Gennaio 2014. La resa. Installo Mountain Lion, il primo OS di Apple non compatibile con le applicazioni PowerPc. Ho resistito due anni, ma non ce l’ho fatta. Rest In Peace, Freehand. 

 

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Le icone di Freehand da quand’era Aldus fino alla sua cremazione da parte di Adobe.

Agnone 600

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Agnone è una antica città molisana dove ha sede una antichissima fonderia di campane.

Nel simbolo, vagamente ispirato ad antichi segni proto-alfabetici, ho stilizzato la lettera alfa, ruotandola in modo da far percepire anche la forma del 6. Non per chissà quale esoterico significato, ma perché questo simbolo mi viene commissionato per il sesto centenario della Città. La linea descrive un movimento ciclico, a rappresentare il concetto che la città riparte da ciò che è stata. Il concept si sviluppa dal segno dell’infinito, che è allineato all’idea di una città eterna il cui popolo muore e rinasce, come nell’eterno ciclo della vita. Cerco di trovare un segno, stilizzarlo e legarlo alla molteplicità di elementi da rappresentare: Agnone, il 6 del sesto centenario, l’infinito, la rinascita, l’alfa come prima lettera dell’alfabeto greco e “cugina” della A di Agnone.

scratchagnoneLa sintesi la raggiungo con una linea che inoltre sembra il loop delle montagne russe. Quel particolare elemento del roller-coaster che, sfruttando l’energia cinetica, “rilancia” il carrello che arriva praticamente senza forza, rigenerandone la corsa. Questo è un’ulteriore significato che includo nella realizzazione del simbolo, per rendere riconoscibile anche un incitamento a sfruttare l’inerzia del momento per un rilancio economico, sociale e culturale di una comunità sana e orgogliosa.

Il progetto mi è stato commissionato dalla Palladino Company, casa editrice di Campobasso. Ho gestito l’intero concept: art e copy.

In questo PDF la relazione di presentazione.

Cliente: Palladino Company
Art, design: Michele Macchiagodena